Arriva puntuale all’ingresso della sala
prefissata,
Ricontrolla con ansia se i numeri di sala
e corridoio siano giusti - sì, lo sono.
Respira a fondo… suona il citofono…
Sente lo scatto della serratura che si
sblocca in risposta mentre una telecamera in cima all’ingresso vira su di lei,
e quando entra è subito sorpresa dalla
vasta penombra illuminata di colori tenui, dal raffinato arredamento di
scaffali ricchi di volumi ed antiquariato scelto, dal… letto?
“Non dovrebbe essere una sala per
ricevimenti, questa? Che ci fa quel letto enorme?”
Sul lato destro della sala, un uomo s’alza
da una scrivania gremita di documenti…
… le viene incontro
- giacca e cravatta impeccabili alludono,
finalmente!, ad un fisico sodo, vigoroso.
L’uomo è brizzolato, giovanile (ma non
doveva essere più anziano del Mago?), con lineamenti dalla virilità quasi troppo
perfetta
ed occhi scuri/profondi che la scrutano
come già la scrutarono i suoi impiegati –
le stringe la mano, fissandola con
sguardo/sorriso di crescente intensità,
quindi la lascia, si scosta un po’ da lei
per scrutarla un altro po’
- lei continua a tacere, paralizzata dalla
soggezione (è pur sempre un Deputato!)
Ed infine le dice:
-Ooohh, ma guarda che bel bocconcino mi
mandano stavolta… che abitini innocenti, curioso, ma piacevole! Avanti!,
avanti…
L’Agenzia di ‘Public Relations’ t’ha
istruita sulla mia… Procedura, vero?
-Uh? Agenzia di… Scusi?
-Senti, non farmi parlare troppo! Ancora
non v’entra in zucca che la mia vita è assediata dagli spioni? Ora,
Spogliati e mettiti a pecora, TROIA! Lo
sai che mi piace così!!
Il Deputato assapora di gusto le proprie
parole – lei, disorientata, nauseata, lo percepisce chiaramente –, le s’avvicina
di nuovo, sempre più, protendendo manacce frementi
- e lei vi riconosce la parentela
col Mago, comprende d’essere cascata in un tranello!
-CHE CAZZO ASPETTI A SPOGLIARTI, TROIA?
DEVO LEVARTELI DI DOSSO IO QUEGLI STRACCI FOTTUTI?-, le urla addosso sbavando!,
E lei, inerme preda, lei!,
incalzata dall’impulso di rannicchiarsi e scoppiare in pianto, chiedere invano
PIETÀ
- NO!!!, questo gliel’ha già fatto
il Mago, maledetto!,
Ed ha giurato a se stessa di non
permetterlo mai più!! -
Raccoglie almeno la forza di balbettare:
-M-m-m’ha man… dato un s-suo… Parente
-Ah! Ah! Questa me la dicono in tanti!,
sai che mi piace!, brava!-, sghignazza lui, che già la sta afferrando - vuol
palparla – sbatterla! -
-I-i-i-l
/MAGO!!!/
“Il suo nome è… Una PAROLA MAGICA?”
Oscuramente, lei intuisce l’accaduto. Ha
EVOCATO
Ed ha funzionato,
Giacché era la parola magica giusta
Rivolta nel momento giusto
Alla vittima giusta.
Giacchè il Deputato s’è bloccato!...
riflette… le dice:
-Ahhh… Capisco. Scusa, credo ci sia stato
un malinteso… - domani, qualche segretario e portaborse finirà sul marciapiede,
a pedate…
S’allontana da lei, afferra il telefono,
Digita numeri nervosamente,
Mormora alla cornetta parole
incomprensibili (qualche specie di codice?),
riattacca bruscamente,
si riavvicina all’Allieva.
Non troppo, stavolta.
Ed imposta un tono di voce solennissimo,
da comiziante perfetto, per dirle:
-Ha spedito qui te, stavolta, perché ti
raccontassi un po’ della sua storia.
E non t’ha ancora fottuta, si vede…
preparati…
(lei percepisce la voluta ambiguità:
prepararsi ad essere fottuta/ascoltare la storia? Ma sa farsi coraggio,
e gli replica con muti occhi torvi)
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